Italia, baricentro del Mediterraneo. Calabria, cuore del Mare Nostrum
Nel cuore del Mediterraneo, la fascinosa signora che è la penisola italiana si stende nell’azzurro marino, godendosi il cristallino delle acque e l’ardore del sole. Le estremità dell’italica bellezza si concentrano in quel lungo piede che è la Calabria lunga e stretta, cugina verticale di quella sottile e bella Liguria che nel suo mare si adagia ad arco per largo. Sono ancora tante le persone nel mondo che a fatica riconoscono l’Italia, figuriamoci la Calabria, ultima porzione continentale più vicina all’immensa Africa che alle regioni nordiche italiane. Parlare di Calabria, dunque, farla conoscere, significa aggiungere un prezioso tassello a quel raffinato mosaico che è l’Italia, baricentro del Mediterraneo.
Calabria, cuore del Mare Nostrum
Inaspettata è l’aggettivo che rende meglio l’idea se si volesse tentare di definire la Calabria. Lembo di terra di circa quattrocento chilometri, con il doppio di territorio costiero, sfoggia una varietà di litorali che vanno dalle rocce frastagliate alle spiagge similtropicali, con i rilievi montuosi dell’Appennino Costiero che corrono lungo la linea della costa e, in alcuni tratti sembrano tuffarsi in mare anch’essi. Da tempo, la Calabria si sta facendo conoscere per il suo mare, anzi i suoi mari, circondata com’è dal Tirreno e dallo Ionio, ma dove essa sprigiona tutto il suo fascino misterioso é, neanche a dirlo, al suo interno, con i territori montuosi, i maestosi rilievi dolomitici del Pollino, la natura sacra delle cime aspromontane originate dallo scontro tra placca europea ed africana e poi lei, la Sila, la grande e antica Selva, l’altopiano smeraldino che regala l’inaspettata visione e la netta impressione di un pezzo di Scandinavia galleggiante al centro del Mediterraneo.

Boschi, laghi e fiumi mediterranei
Il profumo del timo e della resina delle conifere, i colori cangianti che vanno dai pastello primaverili al foliage da album fotografico dell’autunno, fino al candore silenzioso della neve invernale; il fruscio delle fronde di faggi e castagni e lo scroscio argentino delle acque fluviali sono solo le prime e più immediate impressioni sensoriali che si possono avvertire, immergendosi nel territorio silano. Basterebbe già questo a far innamorare folle di viaggiatori e viaggiatrici, turisti e villeggianti che sazi di mare, sole e spiagge, cercassero nella stessa regione e in uno stretto raggio di chilometri la frescura rilassante della montagna. Ma la Sila non è solo ambiente, paesaggio, natura maestosa e lussureggiante. Macro storie che affondano le radici nei grandi eventi dell’Impero Romano, passando per la nascita dei primi grandi agglomerati urbani della New York del primo Nocevento – quando i boschi silani fornivano il legno per la costruzione delle navi e dei palazzi della Grande Mela, si mescolano alla storia locale, animata da personaggi al limite della leggenda come Gioacchino da Fiore, gigante del pensiero teologico e filosofico dell’Europa altomedievale, o del brigante Marco Berardi, mitico e antispagnolo ribelle cinquecentesco. La tradizione della transumanza – le greggi che si spostano dalla montagna ai territori vallivi durante l’inverno – che fa eco alla preparazione della pitta ‘mpigliata, dolce tipico delle feste natalizie, contemplato nell’antichità nei capitoli matrimoniali per la celebrazione delle nozze, narrano le vicende di una popolazione forte, generosa, avvezza alla fatica più dura e resiliente molti secoli prima dell’invenzione dello stesso aggettivo.

La Sila contemporanea
Sempre sospesa tra storia e attualità, fra modernità e tradizione, la Sila non smette di esercitare il suo fascino fra abitanti calabresi, viaggiatori italiani e stranieri, visitatori e turisti. Autentico polmone verde della Calabria Citra, generoso e ubertoso territorio per le sue produzioni, in particolare la famosa patata della Sila IGP, i funghi, i frutti di bosco e la grande varietà dei prodotti lattiero-caseari, la Sila sorprende i turisti marittimi per la sua vicinanza alle coste, per la sua straordinaria biodiversità, per le possibilità di turismo ed esperienze che consente di vivere. Territorio autenticamente “quattro stagioni”, da vivere sempre intensamente con le specificità stagionali che gli sono proprie, aspetta ancora una vera ed organica valorizzazione che gli renda il merito che gli spetta. Non mancano iniziative private che consentono la scoperta del territorio con percorsi di trekking, mountain bike, a cavallo; appuntamenti enogastronomici che esaltano la tradizione culinaria e ricorrenze soprattutto religiose che celebrano e tramandano l’identità culturale. Tra le manifestazioni, una tra le più speciali e importanti è senza dubbio la “Sila Tre Vette” evento sportivo Winter Challenge che alle prove di resistenza fisica e mentale aggiunge la promozione del territorio nella particolarità della stagione invernale. La manifestazione, che in questo 2026 ha raggiunto il traguardo dei dieci anni, è stata ideata da Giuseppe Guzzo e Mara Carchidi e oggi annovera, tra i partecipanti, sportivi provenienti da altre nazioni europee ed extraeuropee. Una maniera davvero particolare di promuovere la grande e bella Sila – oggetto di. un prossimo racconto – che oggi fra territorio, ambiente, storia, cultura, tradizione e sport aspetta ancora di dare il meglio di sé. Al corpo e allo spirito di chi la visita e impara a conoscerla e ad amarla.





















